Cinema/ media

Amici miei


Mario Monicelli (1915 – 2010) è stato un regista e sceneggiatore italiano e, insieme a Dino Risi, Luigi Comencini, Ettore Scola e Luciano Salce, uno dei i principali esponenti della commedia all'italiana.
Amici miei è uno degli ultimi film della com­me­dia all'italiana, uno degli ul­ti­mi, anche, che è riuscito a trovare un compromesso tra umorismo sottile, buf­fonata e una illuminata e malinconica riflessione sul mondo.
Quattro inseparabili vecchi amici d'infanzia fiorentini sulla cinquantina ries­co­no a sopportare i loro pro­ble­mi solo grazie a scherzi abbastanza di cattivo gusto a scapito di casuali malcapitati.
La supercazzola
Il conte Raffaello Mascetti (Ugo Tognazzi) è un no­bi­le impoverito che, dopo aver
Amici miei
Amici miei - Trilogia
sper­perato la sua erdità e quella della moglie, è costretto a vivere dap­prima ospite degli amici poi in uno misero scantinato (il cui affitto viene in gran parte pagato a sua insaputa dagli amici). Rambaldo Melandri (Gastone Moschin) è un anonimo architetto alla perenne ricerca di una donna, per la quale sarebbe anche disposto ad abbandonare i suoi amici, salvo poi pentirsi all'ultimo momento. Giorgio Perozzi (Philippe Noiret) è un redattore capo di un giornale che cerca di sfuggire alla disapprovazione che il figlio e la moglie gli riservano. Guido Necchi (Duilio del Prete) gestisce con la moglie Carmen un bar con sala da biliardo, il punto di ritrovo del gruppo d'amici.
La conversione di Melandri
Ai quattro amici di sempre si aggrega, nel corso del film, anche il dottor pro­fessor Alfeo Sassaroli (Adolfo Celi), brillante primario di un ospedale e annoiato dalla professione, che si unirà al gruppo ridando un nuovo slancio alle loro bravate. Ha due figlie e una moglie (Donatella) di cui Melandri si innamora fol­le­mente e che Sassaroli non esita a lasciargli, ma solo a patto che Melandri se ne addossi il man­te­ni­men­to (compreso quello dei figli e del cane), motivo per cui l'architetto perderà presto le sue illusioni d'amore.
La via crucis
Nel corso del film i cinque compiono una serie di spietatissime burle da loro chiamate "zingarate", dall'irruzione in una festa in una villa di perfetti sco­no­sciuti, alla messinscena per far credere agli abitanti di un un piccolo paese che a causa della costruzione di un'autostrada le loro case sarebbero state abbattute. Tra l'altro coinvolgono il vecchio Righi (Bernard Blier), un pen­sio­na­to cliente del bar del Necchi ed emerito consumatore di pasticcini a sbafo, facendogli credere di farlo entrare in una presunta banda di malviventi in lotta con la banda dei marsigliesi.
Scena alla stazione
Il film finisce in chiave malinconica e triste con la morte del Perozzi che viene colpito da un infarto. Anche in punto di morte Perozzi è ancora pronto a bef­fare il confessore.
Al film „Amici miei“ seguì 7 anni dopo „Amici miei atto II“ e tra anni più tardi „Amici miei atto III“, quest'ultimo diretto però dal regista Nanni Loy. Spe­cial­mente quest'ultimo film della serie non è all'altezza dei precedenti, girati da Mario Monicelli. Il genere degli scherzi e delle beffe è diventato più volgare e soprattutto basato su schemi ormai logori e ripetitivi.