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Principato do Seborga
 
Nell'entroterra di Sanremo si trova il quasi millenario Principato di Se­bor­ga. Proprio come il piccolo vil­laggio gallico nel nord-ovest della Bretagna che resistette ai romani, il piccolo villaggio di Seborga in Liguria insiste sulla sua indipendenza da Roma e dalla Repubblica italiana.
Seborga
Il confine (Foto di Andrea Marchisio / Licenza)
Esiste la copia di un documento datato 954, in cui un marchese Guido, conte imperiale di Ventimiglia, in partenza per la Spagna per portare aiuto a re Alfonso che combatteva contro i Saraceni, avrebbe donato delle proprietà situate a Seborga e a Vallebona ai monaci benedettini dell'abbazia di Le­ri­no. Nel documento vengono anche citati dei personaggi e titoli inesistenti nell'anno 954.
Dall'inizio degli anni '60, un gruppo di residenti locali, guidato da Giorgio Carbone, il responsabile della comunità locale dei fioristi, ha rivendi­ca­to l'in­di­pen­denza della comunità di Seborga in virtù di un presunto antico status di Principato di cui la località anticamente avrebbe goduto.

Secondo questi documenti Seborga al Congresso di Vienna non avrebbe fatto parte del Regno di Sardegna e non avrebe partecipato all'unificazione d'Italia nel 1861, e quindi non sarebbe stato soggetto al potere dello Stato italiano quando fu fondata la Repubblica italiana nel 1946. Per questo motivo e se­con­do il diritto internazionale Seborga non avrebbe fatto parte dello Stato italiano. Nel 1963 gli abitanti del piccolo borgo erano così convinti di questo che elessero Carbone come capo di stato, con il titolo di Giorgio I, Prin­cipe di Seborga.

 
il ruolo di principe è stato svolto dal 14 maggio 1963 fino al 25 novembre 2009, data della sua morte, da Giorgio Carbone (Giorgio I), dal 25 aprile 2010 al 10 novembre 2019 da Marcello Menegatto (Marcello I) e a partire dal 10 novembre 2019 da Nina Menegatto, la prima donna a ricoprire la carica. La principessa viene assistita da un consiglio di ministri, privi di potere legale.

La pretesa indipendenza del principato sarebbe, secondo molti, soltanto una trovata pubblicitaria per attirare turisti e investitori.

La bellissima moglie del „Principe" Marcello I si chiama Nina e viene dalla re­gio­ne bavarese dell'Allgäu. A 14 anni, Nina Döbler conobbe Marcello in un collegio a Montreux, Svizzera. In seguito i due si innamorarono e si spo­sa­ro­no. Dopo il matrimonio (in costume tradizionale bavarese) si trasferirono a Seborga. In seguito, poiché la „Principessa" Nina Menegatto era molto colta e parlava quattro lingue, fu nominata Ministro degli Esteri.

Il Giovedì 20 agosto 2020 Nina Menegatto è stata incoronata Principessa di Seborga. A novembre era stata eletta nuova reggente dagli abitanti del „Principato“. A causa del Covid l'incoronazione ha avuto luogo solo adesso.

Seborga
La piazza centrale

Il principato conia una moneta, chiamata Luigino (nome ispirato a quello delle monete coniate nel XVII secolo), senza alcun valore legale, ma utilizzata co­me buono spendibile nel paese; ciò ha suscitato un certo interesse nel mondo del collezionismo numismatico. Il valore dato al cosiddetto luigino è fissato in 6 dollari statunitensi.

Seborga ha anche proprie targhe automobilistiche che, però, non possono essere utilizzate se non a latere di quelle italiane. Vengono poi distribuiti ai richiedenti „passaporti" e „patenti di guida" recanti l'effigie e i timbri del prin­cipato che hanno unicamente fun­zione folcloristica e di promozione tu­ristica.
Palazzo dei Monaci

Lo Stato italiano non ha mai preso sul serio la dichiarazione di indipendenza e quindi non ha mai intrapreso azioni legali contro il „Principato“. L'ordinamento giuridico italiano è pienamente applicabile de jure e de facto nel comune. Fino ad oggi però lo Stato italiano non ha mai provato a chiarire la questione. In termini di turismo la piccola comunità ha beneficiato della notorietà che le hanno procurato i media. Il „Principato di Seborga“ è oggi una redditizia attrazione turistica.

Chiesa di San Martino
Oltre che a Monaco, in Francia, nel Lussemburgo e nel Belgio c'è adesso an­che un consolato onorario del „Principato“ a Monaco di Baviera. O non sa­reb­be meglio parlare di „agenzia turistica“?